Arrivi tu,
e l’aria di nuovo destata,
come di spasmo si ritrae,
nervosamente scalciando
lentamente occupando,
osando, toccando avvolge,
di nuovo sopita e timidamente
abbandonata al suo
tiepido agrodolce tepore.
C’e sempre neve al nord
con raffiche di vento
i mari non lo so
iruben me, baby
dagli occhi miei rovesci
da sette giorni
che se non torni qui
prevedo inondazioni.
Iruben me
Iruben me
Iruben me.
Sentivo sulle labbra l’elettrico sapore
di un temporale in arrivo
di te, anima in pioggia
che irrompi e scuoti la notte
come lenzuola strappate
dal fuoco.
Da notte fonda in poi (i mari non lo so)
violenti trombe d’aria (le mie emozioni)
la nebbia salirà
Iruben me, baby
variabili dal cuore
da sette giorni
che se non torni qui
prevedo inondazioni
Via, via da qui.
Tornare ad amare.
Lontano da qui.
Ora.
Piove a dirotto sul mio viso
scrosciando a rivoli, andò
dal sangue ghiaccio come un sorriso
in fondo al sole
il nostro sole.
D’oceani incuranti
da pendoli eterni,
di gravide terre
da lune anelanti,
di sguardi segreti
da notti mai nate
dal viso senza fine
camminerò.
Ma se non torni qui
prevedo inondazioni.
Il tempo che mai vivemmo
sento di dover salutare
la tua estasi di bronzo,
benedetta da luce
che sì, conosci
vivida e lacerante.
Bollente.
Iruben me
Iruben me
Iruben me.